lunedì 20 ottobre 2008

Un maestro che non ho conosciuto

È morto Vittorio Foa. Da lui, dalle sue Lettere dalla giovinezza, ho imparato moltissime cose, anche su me stessa. Gli devo moltissimo, anche se non ho mai sfruttato l'occasione offerta dalla sua eccezionalmente lunga, lucida vecchiaia per incontrarlo di persona. Passò da Venezia qualche settimana prima che io scoprissi chi fosse e mi appassionassi alla sua vicenda e alle sue parole. Ho subito rimpianto questo incontro mancato. È una delle tante occasioni che mi sono lasciata sfuggire. 
Buon viaggio, se mai c'è un viaggio, dottor Foa.

giovedì 28 agosto 2008

Per fortuna che c'è l'Anita

Ci ho un dolore alla base dello stomaco, qualcosa che brucia - ma non è per quello che ho mangiato -, e che non so dominare. Potevo scoppiarci dentro, e invece c'è l'Anitona.
Insieme, abbiamo concluso che:
a) gli uomini devono smetterla di farsi bastare la sufficienza al pelo, perché la coppia non è una classe del ginnasio.
b) di fatto, abbiamo imparato a non aspettarci troppo da loro, ma in fondo al cuoricino continuiamo ad accusare cocenti delusioni, e non ci fanno bene.
c) aspettiamo con fiducia la versione 2.0 del software, sperando che non faccia la fine di Windows Vista.

lunedì 7 luglio 2008

Evviva la sincerità.

Sale trafelata alla stazione di Legnano. È carina, boccoluta, truccata e taccuta. Si siede con un po' di foga di fronte a me, in parte a un'altra ragazza. Probabilmente crede di dover giustificare la sua foga: "Che facce...", commenta, accennando a un gruppo di nordafricani seduti dietro di lei. E aggiunge garrula: "Scusate, è che mi fanno proprio schifo, sono un po' razzista, ma non li posso proprio sopportare, perciò appena vedo delle ragazze italiane mi ci fiondo vicino". E ci regala un sorriso complice. La guardiamo gelate. L'unica cosa che riesco a dire è: "Evviva la sincerità". 
Avrei dovuto alzarmi e dire: "A me invece fanno schifo i razzisti, quindi vorrai scusarmi se vado a sedermi in parte a quei ragazzi". Purtroppo la battuta giusta mi è venuta con un quarto d'ora di ritardo, alla stazione di Rho. 
Non sono poche le volte che vorrei poter scrivere la sceneggiatura dei miei dialoghi con largo anticipo sul ciak, e questa era sicuramente una di quelle.

domenica 29 giugno 2008

Alla fine, ora lavoro. Davvero.

L'archivio è fresco, buio e... enorme! A vederlo ora che è ancora tutto da sistemare viene l'angoscia. Ovunque ti giri, faldoni registri volumoni ci guardano beffardi in attesa di vedere se dureremo fatica. Vengono man mano caricati sulle nostre possenti (?) braccia, puliti (con un pennello...!!), coccolati, descritti e identificati, restano poi in attesa di essere ricollocati in modo sensato.
L'impresa pare ardua, ma non ci faremo certo spaventare da una legione di conti consuntivi e da un manipolo di concessioni edilizie! Alla fine la spunteremo, costi quel che costi (non vi sto a descrivere il colore delle mie mani dopo i primi tre registri, per non parlare di ciò che si è depositato nelle mie narici...). 
La chicca dei primi due giorni: reperimento di moduli per la certificazione di possesso di "velocipedi" in un registro di protocollo della seconda metà dell'Ottocento (non ricordo esattamente la data). 
Vi terrò aggiornati.

lunedì 26 maggio 2008

Pre-caria

Faccio come il mio papà, mi invento una simpatica paretimologia. Precaria = erosa e marcita (cf. gergo dentistico carie) ancor prima di cominciare, a priori e a prescindere (pre-). In realtà il mio papà le parole le fa sempre risalire all'arabo, tipo: orologio, dall'arabo "al rah hrlogi" = "c***o, come è tardi"): precariato, dall'arabo "prih, ach ariaht" = "Non preoccuparti, in un modo o nell'altro te la metteremo nel c**o". 
Non ce la faccio più. Ci ho i nervi a pezzettini, mi logoro nell'attesa, non riesco a fare niente perché il pensiero è sempre lì, ai giorni che passano senza che io percepisca uno stipendio, consumando i miei risparmi, senza nessuna garanzia, senza tutele, senza diritti. 
Sono demoralizzatissima (so di non avere la tempra da lottatrice, però le circostanze non aiutano), non so come muovermi per alleviare il mio senso d'impotenza.      

lunedì 19 maggio 2008

The day after (Report)

Incredibile ma vero, ho sentito delle persone al mercato che commentavano la puntata di Report di ieri. Frammenti di frasi, ma mi è parso di capire che lo scandalo avesse fatto breccia nei loro cuori di consumatori. Allora qualcuno lo guarda!
E lo scandalo non è soltanto che la griffe sia disposta a chiudere occhi e orecchie sulle condizioni di produzione dei loro accessori pur di risparmiare 9 euro a pezzo. È anche che 9 euro avanti e indietro non mi sembra possano essere giustificabili su un prezzo finale che va dai quasi 1000 ai più di 3000 euro. È una cosa che mi manda davvero fuori dai gangheri. Se prima trovavo un prezzo del genere immorale, ora lo trovo criminale. 

giovedì 15 maggio 2008

Metà maggio, su coraggio...

Oggi sono ancora a letto. Malattie di stagione, dicono. Si vede che questa è la stagione delle faringiti. Ieri ho cominciato la cura antibiotica, spero di riprendermi in fretta, visto che ormai sono 10 giorni che me lo trascino, tra alti e bassi, sto benedetto malessere.
Nel frattempo sono riuscita ad appestare anche Andrea, che ora giace al mio fianco con la gola in fiamme e la tachipirina in corpo, nella speranza di guarire presto. 
Il mio imperituro senso del magico mi suggerisce l'immagine di legioni di batteri che hanno affrontato le profondità della mia gola, scalato le mie mucose nasali e poi, sfruttando le correnti ascensionali/discensionali di un mio starnuto, hanno arrembato le cavità orali di Andrea come veri pirati. "Siamo fatti così, siamo proprio fatti così..." (chi ha meno di 25 anni difficilmente capirà il riferimento)...