lunedì 7 luglio 2008

Evviva la sincerità.

Sale trafelata alla stazione di Legnano. È carina, boccoluta, truccata e taccuta. Si siede con un po' di foga di fronte a me, in parte a un'altra ragazza. Probabilmente crede di dover giustificare la sua foga: "Che facce...", commenta, accennando a un gruppo di nordafricani seduti dietro di lei. E aggiunge garrula: "Scusate, è che mi fanno proprio schifo, sono un po' razzista, ma non li posso proprio sopportare, perciò appena vedo delle ragazze italiane mi ci fiondo vicino". E ci regala un sorriso complice. La guardiamo gelate. L'unica cosa che riesco a dire è: "Evviva la sincerità". 
Avrei dovuto alzarmi e dire: "A me invece fanno schifo i razzisti, quindi vorrai scusarmi se vado a sedermi in parte a quei ragazzi". Purtroppo la battuta giusta mi è venuta con un quarto d'ora di ritardo, alla stazione di Rho. 
Non sono poche le volte che vorrei poter scrivere la sceneggiatura dei miei dialoghi con largo anticipo sul ciak, e questa era sicuramente una di quelle.

domenica 29 giugno 2008

Alla fine, ora lavoro. Davvero.

L'archivio è fresco, buio e... enorme! A vederlo ora che è ancora tutto da sistemare viene l'angoscia. Ovunque ti giri, faldoni registri volumoni ci guardano beffardi in attesa di vedere se dureremo fatica. Vengono man mano caricati sulle nostre possenti (?) braccia, puliti (con un pennello...!!), coccolati, descritti e identificati, restano poi in attesa di essere ricollocati in modo sensato.
L'impresa pare ardua, ma non ci faremo certo spaventare da una legione di conti consuntivi e da un manipolo di concessioni edilizie! Alla fine la spunteremo, costi quel che costi (non vi sto a descrivere il colore delle mie mani dopo i primi tre registri, per non parlare di ciò che si è depositato nelle mie narici...). 
La chicca dei primi due giorni: reperimento di moduli per la certificazione di possesso di "velocipedi" in un registro di protocollo della seconda metà dell'Ottocento (non ricordo esattamente la data). 
Vi terrò aggiornati.

lunedì 26 maggio 2008

Pre-caria

Faccio come il mio papà, mi invento una simpatica paretimologia. Precaria = erosa e marcita (cf. gergo dentistico carie) ancor prima di cominciare, a priori e a prescindere (pre-). In realtà il mio papà le parole le fa sempre risalire all'arabo, tipo: orologio, dall'arabo "al rah hrlogi" = "c***o, come è tardi"): precariato, dall'arabo "prih, ach ariaht" = "Non preoccuparti, in un modo o nell'altro te la metteremo nel c**o". 
Non ce la faccio più. Ci ho i nervi a pezzettini, mi logoro nell'attesa, non riesco a fare niente perché il pensiero è sempre lì, ai giorni che passano senza che io percepisca uno stipendio, consumando i miei risparmi, senza nessuna garanzia, senza tutele, senza diritti. 
Sono demoralizzatissima (so di non avere la tempra da lottatrice, però le circostanze non aiutano), non so come muovermi per alleviare il mio senso d'impotenza.      

lunedì 19 maggio 2008

The day after (Report)

Incredibile ma vero, ho sentito delle persone al mercato che commentavano la puntata di Report di ieri. Frammenti di frasi, ma mi è parso di capire che lo scandalo avesse fatto breccia nei loro cuori di consumatori. Allora qualcuno lo guarda!
E lo scandalo non è soltanto che la griffe sia disposta a chiudere occhi e orecchie sulle condizioni di produzione dei loro accessori pur di risparmiare 9 euro a pezzo. È anche che 9 euro avanti e indietro non mi sembra possano essere giustificabili su un prezzo finale che va dai quasi 1000 ai più di 3000 euro. È una cosa che mi manda davvero fuori dai gangheri. Se prima trovavo un prezzo del genere immorale, ora lo trovo criminale. 

giovedì 15 maggio 2008

Metà maggio, su coraggio...

Oggi sono ancora a letto. Malattie di stagione, dicono. Si vede che questa è la stagione delle faringiti. Ieri ho cominciato la cura antibiotica, spero di riprendermi in fretta, visto che ormai sono 10 giorni che me lo trascino, tra alti e bassi, sto benedetto malessere.
Nel frattempo sono riuscita ad appestare anche Andrea, che ora giace al mio fianco con la gola in fiamme e la tachipirina in corpo, nella speranza di guarire presto. 
Il mio imperituro senso del magico mi suggerisce l'immagine di legioni di batteri che hanno affrontato le profondità della mia gola, scalato le mie mucose nasali e poi, sfruttando le correnti ascensionali/discensionali di un mio starnuto, hanno arrembato le cavità orali di Andrea come veri pirati. "Siamo fatti così, siamo proprio fatti così..." (chi ha meno di 25 anni difficilmente capirà il riferimento)...

venerdì 25 aprile 2008

Un giorno di festa

Oggi in piazza ha parlato uno storico, per la prima volta, da che io ricordi, legittimato a prendere parte ufficialmente al rito. Anzi, hanno preso la parola due storici, anche se il secondo è stato meno seguito e meno incisivo (forse anche per via di una fastidiosa 'evve' moscia!). È stato dato spazio agli storici, a scapito dei testimoni, giocoforza sempre più sparuti e stanchi, e dei poeti, che cercano di battere il terreno dell'empatia emotiva. 
Mi sembra un passaggio di consegne importante. Da una lato, rappresenta la presa di coscienza della difficoltà, oggi, di far penetrare e diffondere il senso di accadimenti cruciali ma lontani nel tempo e distanti dagli orizzonti di vita delle nuove generazioni. Lo storico discerne e comprende, fa discernere e fa comprendere, e forse diventa un ruolo davvero cruciale dal punto di vista educativo, non solo per i giovani, ma per la collettività nel suo complesso. Dall'altro questa novità indica, secondo me, un distacco dalla celebrazione, come discorso autoreferenziale e trionfalistico sul passato,  nel senso, invece, della festa, come momento generico di condivisione - e anche di riflessione collettiva - su un dato evento. La retorica non funziona più, è distante dai nuovi orizzonti comunicativi, bisogna trovare nuove formule, attraverso un nuovo senso critico. E forse raccontare la storia con coscienza, senza pretendere di avere la verità in tasca, ma anche senza rinunciare ad insistere sui valori universali che sono in grado di traghettarci verso un futuro migliore, è la strada giusta da percorrere.

martedì 22 aprile 2008

Aram Kian, M di Mantova, N di Napoli

Bello lo spettacolo teatrale Synagosyty di Aram Kian (visto ieri sera al Gobetti di Torino). Mette in scena la sua storia di irano-sinaghese (è cresciuto a Sinago Milanese, la Sinago-city del titolo) con tanta passione. Brava anche la partner, di cui non so il nome. Se lo spettacolo passasse dalle vostre parti, cari internauti, ve lo consiglio vivamente. Grazie al mio Andru che mi ci ha portato.